Silvia Longhi
Fotografia

Category: Architettura

ART EXHIBITS

“Seconda Natura” è un progetto espositivo dell’artista Quayola (Roma, 1982) che mira a offrire una nuova lettura del mondo vegetale secondo uno sguardo contemporaneo, in un luogo storico che è tra i più illustri testimoni dell’evoluzione della botanica.

Il progetto nasce da una collaborazione tra la Fondazione Alberto Peruzzo e l’Orto Botanico dell’Università di Padova, con il sostegno della Galleria Marignana Arte di Venezia.
Le opere Remains e Jardins d’Eté dialogano con la vegetazione variegata e rigogliosa dello storico giardino nato come giardino medicinale e oggi luogo di storia, di studio e sede di esposizioni artistiche.

“Attraverso una pratica incentrata sulla natura, e attingendo alla tradizione classica, le opere di Quayola aprono un’indagine sui linguaggi digitali di lettura e codifica della realtà, coinvolgendo la tecnologia sia sul piano formale che concettuale. Il progetto valorizza così il luogo che lo ospita, che è emblema della ricerca sulle urgenze della nostra epoca, grazie al progresso delle sue attività scientifiche.
Le opere digitali di Quayola dalle serie Remains e Jardins d’Été, che hanno per soggetto fiori e foreste, dialogano infatti con i luoghi dell’antico Orto Botanico in uno scambio non soltanto estetico. Il progetto infatti dischiude connessioni tra la pratica dell’artista, la tradizione scientifica dell’Orto e le più cogenti tematiche relative alla direzione evolutiva della specie umana e del pianeta.
Il lavoro di Quayola, riconosciuto a livello internazionale, si distingue per il segno fortemente contemporaneo e al contempo connesso alla tradizione artistica europea. L’artista indaga infatti la realtà attraverso gli occhi del computer, e ci offre una ‘seconda natura’ da osservare, diversa da quella a cui la nostra esperienza umana ci ha abituati.
La conoscenza del mondo oggi non è più solo su scala umana, e quello che Quayola propone sono immagini in cui la visione soggettiva umana coesiste con quella della macchina. Il termine “seconda natura” fa riferimento anche, nella Storia del Pensiero, allo statuto dell’essere umano, che si distingue dalla “prima natura” proprio in virtù delle sue capacità intellettive e culturali.
Nei Jardins d’Été osserviamo dipinti digitali che ci ricordano quelli impressionisti, in cui però le pennellate sono create da algoritmi processati da un software. Similmente, nel progetto Remains la foresta è rappresentata attraverso la raccolta di dati con scanner 3D, restituiti in forma di milioni di puntini bianchi. Le immagini risultanti sono forme ibride tra la riproduzione fedele e la rielaborazione digitale.
Esattamente come un pittore classico, l’artista utilizza l’elemento naturale come pretesto per indagare una logica di rappresentazione nuova, quella del computer.
L’autore esplora dunque nuovi sistemi di lettura della realtà calandoli nel contesto dell’eredità classica, in particolar modo quella della pittura en plein air, inserendosi così nella storia dell’arte. Quayola esplora la pratica artistica portando avanti al contempo un’indagine in ambito scientifico. Sotto questo punto di vista, il suo approccio dialoga nuovamente con la Storia, presentando una similitudine con il metodo degli studiosi del ‘500 – primo tra tutti Leonardo da Vinci. Nei loro erbari infatti, la descrizione delle piante era arricchita da illustrazioni dettagliate: disegni in cui l’esercizio artistico era funzionale allo studio scientifico. L’approccio alla realtà, e quindi alla scienza, era prima di tutto visivo: la pittura permetteva alla scienza di leggere la natura e comprenderla. Una visione dell’arte come metodologia di studio scientifico.
In una sorta di processo inverso, Quayola utilizza la natura per comprendere la scienza.
Oggi nella rappresentazione della natura di Quayola troviamo una visione contemporanea della collaborazione tra arte e scienza.
Come l’orto botanico racchiude in sé sia il passato, che la ricerca indirizzata al progresso, così anche il lavoro di Quayola contiene eredità storica e pratica contemporanea volta alla comprensione del futuro.” Dal testo critico di Lucia Longhi

La collina privata

Un restauro tra le colline del prosecco, con una richiesta che implicava l’individuazione di una soluzione ad hoc

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“Un progetto degli architetti di studio EXiT: un grande edificio rurale nella campagna trevigiana, destinato principalmente alla gestione di un vasto fondo agricolo, da rivitalizzare e adibire a residenza per una famiglia.

C-house

Recuperare e ampliare una porzione di una bella abitazione dei primi anni ottanta, dalle proporzioni equilibrate, caratterizzata da un lungo tetto a due falde e distribuita su tre livelli.

Z-House

Un progetto di interni di una casa unifamiliare, un ampio spazio in cui sala da pranzo, soggiorno e cucina coesistono e si susseguono in un unico ambiente ma trovano identità e misura attraverso matericità e luminosità differenti.

Library

Costruita negli anni ’30 del secolo scorso e per lungo tempo inutilizzata e abbandonata, la struttura è stata oggetto di un intervento di adeguamento, ristrutturazione e ampliamento nel rispetto dei caratteri costruttivi e dei materiali esistenti, tipici dell’architettura locale.

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